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Diario del Jamboree del Centenario
(di Condor)


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Un giorno... da urlo!!!
Che giornata stressante questa di cui vi voglio raccontare... Il 4 agosto è stata veramente una giornata sfortunata per me, degna di paperino. La sveglia è stata di certo la più divertente che abbia mai vissuto fino ad oggi: i greci non si potevano aspettare che l'ira di Giacomo arrivasse a tal punto! Il loro dolce canto al suon di "Kalimera" aveva come al solito disturbato il nostro sonno. Vidi Giacomo con gli occhi spalancati, fermo nel suo sacco a pelo. Eugenio ed io commentavamo il modo di fare dei greci e di scatto Giacomo si mise in piedi, si tolse il sacco a pelo, aprì la tenda e stava per aprire l'abside quando decise di munirsi di uno scarpone. Uscì urlando insulti a squarciagola glielo tirò beccando un ragazzo sulla gamba. Dopo aver dato dimostrazione della sua feroce rabbia rientrò in tenda e si rimise nel sacco a pelo. Eugenio ed io ci guardammo perplessi per poi scoppiare in una gran risata a cui nemmeno Giacomo seppe dir di no. Dovemmo dare qualche spiegazione ai nostri capi, che erano stati informati del fatto, ma non ci fu nessuna conseguenza. Mangiammo la nostra solita ed abituale colazione, ci pulimmo e ci preparammo. Intanto io avevo notato un leggero dolore ai talloni fin da quando mi ero svegliato, ma non avevo dato molto peso alla cosa ed ho continuato a camminare.
L'attività del giorno era uguale a quella già fatta il 30 luglio, solo che cambiava il nome e gli stand. L'attività si chiamava "Aquaville" e cioè era simile a "Terraville" con stand piuttosto deludenti. In realtà non ho avuto molto modo di girare molto perché, già nel tragitto dal nostro sottocampo ad "Aquaville", il dolore ai talloni era notevolmente cresciuto, tanto da diventare quasi insopportabile. Giusto il tempo per dare uno sguardo agli stand olandesi e poi ho detto al mio capo sq. che mi sarei messo all'ombra sotto un albero, perchè non mi era possibile muovermi. Sono rimasto così all'ombra fino all'ora di pranzo. La giornata era veramente stupenda, non una sola nuvola era visibile nel cielo, il sole picchiava fortissimo sulle nostre teste e quindi all'ombra si stava bene.
A mezzogiorno, ora in cui ci saremmo dovuti vedere di reparto alla piazzetta dove davano l'ennesimo scontro medievale, dissi al mio capo sq. che non ce la facevo assolutamente a muovermi, così mi hanno trasportato per quei 200 metri con la sedia del papa. Arrivato dissi subito ad Andrea, che mi era veramente impossibile continuare. Alla fine dello spettacolo medievale i miei compagni hanno continuato la loro visita, mentre i capi sono rimasti con me in cerca di un mezzo di trasporto che mi riportasse al sottocampo. Ad un capo responsabile in quella zona, del primo soccorso, spiegai che avevo una tallonite a tutte e due i piedi già da tempo, ma che ora l'infiammazione era forte e che non mi sarebbe stato possibile camminare. Ha chiamato via radio la centrale, che però ha negato ogni tipo di veicolo perchè non urgente. Sarei dovuto andare all'ospedale centrale e lì mi avrebbero dovuto "prescrivere un autista". La cosa era molto allettante, ma in ogni caso sarei dovuto arrivare all'ospedale centrale e io di certo non avrei potuto farmi mezzo chilometro a piedi. Quindi il problema rimaneva invariato. I capi provarono a portarmi a turno in braccio fino all'ospedale, ma dopo appena 30 metri si erano già stancati e chiesero di prendere almeno delle bici. Venne un altro capo che mi guardò sdraiato a terra e chiamò a sua volta la centrale e fece in modo che una macchina (un buggy da golf) mi venisse prendere. Strano come alla prima chiamata non fosse stato possibile un trasporto e alla seconda, nel giro di qualche minuto, mi ritrovassi su un buggy tutto per me con tanto di autista!!! Tornai al campo con un capo, Maria Iolanda, e mi misi seduto al tavolo dove ci aspettava Don Pedro, che non partecipava mai alle attività, ma rimaneva o al sottocampo oppure andavo in giro per fatti suoi, e dove erano anche altre due ragazze malate, che non erano venute con noi. Ci siamo messi allegramente a parlare dello stato italiano e dei suoi difetti e dello stato della chiesa e dei suoi difetti. E' stato veramente interessante ascoltare una persona così acculturata come Don Pedro. Ecco però, che ad un certo punto si è presentato un problema inevitabile: mi scappava la pipì! Non mi potevo assolutamente muovere, anche perchè poggiare il talone a terra avrebbe significato fare uno zompo di 5 metri per il dolore! Ci siamo dovuti far prestare una carioletta dei Maltesi, con cui portavano le taniche, per portarmi fino ai bagni. Così, trainato da Maria Iolanda e Giulia e dando un bello spettacolino per la gioia di tutti quelli che ci guardavano, sono finalmente arrivato al bagno. Il ritorno è stato altrettanto emozionante, anche perchè nessuna delle due era capace di guidare una carioletta! Sono comunque arrivato sano e salvo, non so ancora come, al campo. Poco dopo sono arrivati i miei compagni tornati da Aquaville.
Il resto della serata è stato decisamente noioso, dato che sono rimasto fino alle 23 a sedere sulle panche e fino ad un certo punto a parlare con i miei compagni ma poi, quando loro sono usciti, sono rimasto da solo con i capi, che di certo non erano di gran compagnia, visto che Don Pedro aveva ricominciato a raccontare aneddoti della sua vita, che alla lunga scocciano un po'... Una serata tranquilla quindi e priva di emozioni.

Time to think:
A real scout is the most patient of people: one who doesn't worry if they do not succeed all at once, but waits and works quietly and determinedly till he "gets there" in the end - in small things just as much as in big ones.
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