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"Ci troveremo ancora sai, in qualche splendido giorno..."
Il cielo era completamente coperto dalle nuvole, che insieme a tutti noi avrebbero voluto piangere per la partenza,
per la fine di un'emozione, che nei nostri cuori non avrà fine.
Avrebbero voluto piangere anche le nuvole, ma si trattenevano per dimostrare di essere forti come abbiamo fatto noi
maschi, mentre molte ragazze attaccate al collo di un connazionale o meno facevano correre lungo le loro guancie delle lacrime.
Ebbene sì, siamo arrivati al capolinea della nostra avventura.
I tendoni iniziavano ad essere smontati, le attività erano finite, anche se la mattinata è stata decisamente
intensa ed estremamente interessante.
Siamo andati infatti al centro religioso, dove in cerchio erano state costruite una chiesa cattolica (dai tedeschi),
un tempio buddista, una sinagoga ed una simil moschea musulmana.
Accanto a questi templi religiosi vi erano anche degli stand in cui ti insegnavano qualcosa a riguardo di quella religione.
Eugenio ed io ci siamo soffermati molto a quello buddista, dove ci hanno insegnato a fare un fazzolettone, a fare
degli origami (che ancora non so fare) e ci hanno dato una collanina, che rappresenta il nostro spirito (che porto
ancora oggi).
Poi siamo andati a Terraville, dove Eugenio mago nel convincere le persone, è riuscito a scambiare un oggetto musicale,
che aveva un aspetto veramente bellissimo, indonesiano con una pecetta del contingente italiano!!!
In realtà non avrebbero potuto scambiare gli strumenti e quello che stavano facendo andava contro i permessi, ma ad
Eugenio è andata bene.
La mattinata era già finita, perchè buona parte l'avevamo usata nella chiesa cattolica con il reparto dove una suora
ci aveva spiegato come lo scoutismo cattolico era nato e grazie a quale padre fu possibile...
Molto interessante, ma a noi interessava di più conoscere le altre religioni, il che non ci permise di ascoltare
per bene.
In più eravamo ammirati della costruzione che erano riusciti a fare i tedeschi con le filagne.
Avevano realmente dato prova della loro grande abilità nelle costruzioni con filagne.
Per pranzo siamo tornati al sottocampo, dove abbiamo mangiato abbondantemente, perchè poi la cerimonia di chiusura
sarebbe stata nel tardo pomeriggio e quindi la cena sarebbe stata al sacco.
Dopo mangiato abbiamo iniziato a smontare il campo.
I tavoli, le panche, le cucine e un tendone le riportammo all'Hub che ce li aveva forniti.
Era tristissimo, o come direi io, citando un mio amico, tristezza a palate...
Molti reparti smontarono anche le loro tende, perchè sarebbero partiti la notte stessa.
L'altro reparto italiano alle 2 del mattino.
Gli svizzeri e gli americani alle 4.
I greci non so l'orario, ma la mattina dopo nessun Kalimera mi svegliò, anche se avrei pagato per udirlo ancora una volta. Una ancora.
Dovunque ti girassi vedevi desolazione.
Tutta la gioia che avevi visto per dieci giorni era svanita e aveva lasciato il posto alle lacrime, agli ultimi
abbracci.
Molte coppie si salutarono per l'ultima volta, molte si promettevano di rivedersi, con la certezza che non sarebbe
mai successo.
Per consolare quelle situazioni tristi si dicevano frasi ipocrite, eppure mi venne in mente una canzone dei Modena
City Ramblers, Qualche splendido giorno: "Ci ritroveremo ancora sai, in qualche splendido giorno...".
Iniziò a piovere.
Ora nemmeno il cielo sapeva trattenere le sue grandi e pesanti lacrime, che si abbatterono su di noi.
Alle sette in punto ci movemmo per andare all'Arena dove ci aspettava la cerimonia di chiusura.
Per la prima volta trovammo dei posti decenti, dove il palco era ben visibile.
Mangiammo prima dell'inizio i panini vuoti, che a piacere potevano essere riempiti con formaggio o delle fette di speck.
Ho preferito il pane bianco.
Io stavo con la giacca dell'Australia e con un cappello di paglia che un messicano mi aveva donato, anche se era bucato.
Non mi sono mai tolto quel cappello, che tengo come ricordo in camera mia.
La cerimonia era piena di spettacoli dalla musica indonesiana alla danza di Hong Kong, dalla musica irlandese alla
danza messicana.
E' stato molto piacevole e come gran finale venne ammainata la bandiera del WOSM e consegnata ad una delegazione
svedese, che la terrà fino al Jamboree del 2011 in Svezia.
Si sono fatti un po' di pubblicità e ci hanno spiegato che i lavori per quel Jamboree sarebbero iniziati da lì a poco.
Si pensava già al prossimo Jamboree.
Il nostro era finto.
Non si poteva più tornare indietro.
Razzi a volontà illuminarono l'Arena.
Musica a volontà e tutti che ballavano.
I miei compagni erano lì che stavano fermi.
L'ultima notte di certo non la volevo passare in un mortuario.
Passò vicino a noi un trenino umano, che andava verso il palco.
Non ci pensai due volte, strattonai Eugenio, che stava parlando con Ilaria e li costrinsi ad accodarci.
Così Eugenio, Ilaria ed io saltellavamo, cantavamo felici nel trenino, di cui ad un certo punto divenni capofila.
Restammo lì fino alla fine del concerto.
Poi, perso il gruppo, siamo tornati con molta calma al sottocampo.
Siamo restati svegli ancora un bel po', nelle tende dei nostri compagni, fino a quando, per il troppo casino, i
nostri capi non ci hanno costretto ad andare nelle nostre tende.
Le coppie si salutarono definitivamente.
Quando il racconto è finito immagino che le loro ultime parole potessero essere lei che gli dice: "fai buon viaggio",
e lui che rispondeva soltanto "lo sarà".
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