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Diario del Jamboree del Centenario
(di Condor)


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Si inizia!!!
Eccoci arrivati dunque al vero inizio del Jamboree il 28 luglio, il giorno dopo del nostro arrivo per permettere a tutti i reparti di arrivare nella notte. Quando mi sono svegliato, con mio grande piacere anche se con un certo stupore, ho visto che nel mio sottocampo non si vedevano più qua e la degli igloo sparsi, ma l'intera radura ne era ricoperta. Di verde erano rimasti solo i piccoli vialetti necessari per muoversi da una parte all'altra. Durante il nostro lungo e pesante sonno erano arrivati decine e decine di reparti che avevano montato le loro tende e tendoni al buio. Da un lato c'era il viale e guardando il viale a destra avevamo i messicani, dietro i greci e a sinistra i sudanesi. La mia tenda andava a quasi toccarsi con quella dei greci.
La sveglia aveva suonato troppo presto, del resto non eravamo abituati a svegliarci alle sei. L'importanza della giornata ci divenne subito chiara, quando i capi ci invitarono con grande rapidità a lavarci, metterci l'uniforme, fare colazione,... Quattro dei nostri ragazzi se ne andarono via prima, perchè avrebbero dovuto incontrare il principe Carlo che era venuto in visita al campo. L'incontro sarebbe consistito nel dargli la mano e guardarlo mentre faceva qualche gioco o discuteva con qualche autorità degli scout. Nel frattempo, noi poveri comuni mortali siamo andati verso la grande Arena dove sarebbero state festeggiate tutte le grandi giornate.
Muovere un intero sottocampo può essere abbastanza complicato, però non credo tanto da metterci 1 ora per arrivare a quell' Arena, dove si sarebbe potuti arrivare con passo lento in soli 20 minuti! Comunque sventolando il nostro tricolore e cantando qualche canzone per farci riconoscere: siamo italiani!!! siamo arrivati ad un gigantesco palcoscenico e davanti un'altra radura immensa. Gli italiani si sono fatti riconoscere anche qui perchè, una volta tutti seduti, è partito il coro: italiano batti le mani! (battito di mani), italiano batti le mani! (battito di mani)...
Immaginatevi ora 40.000 scout di differenti paesi, ognuno che sventola fiero la propria bandiera che si sente schiacciato da un coro di 2.500 persone... Era impossibile.
I chileni furono i primi a darci filo da torcere, ma essendo pochi non riuscirono a fare troppo casino. Ad ogni modo iniziò una sorta di gara per chi urlava più forte. Non si seppe chi fosse il vincitore, ma gli italiani si sono certamente ben piazzati per le loro allenate e forti corde vocali!
Ritorniamo però ai 40.000 scout che sventolavano le loro bandiere.
Il sole era forte e tutti sembravano contenti più che mai di trovarsi a questa magnifica manifestazione. Poi finalmente sono apparsi tre giovani scout (25 anni l'uno) sul palco che hanno dato il via al Jamboree. A quel punto arrivò al palco d'onore il principe Carlo attraverso il viale centrale dell'arena. E' stato proiettato un breve filmato fatto al computer, in stile cartoni animati, su tutte le tappe che aveva fatto la bandiera dello scoutismo (che poi è viola con il simbolo del WOSM sopra) su un tipico Taxi inglese. Come ultima tappa aveva fatto Roma e Pisa dove era andato a sbattere contro la Torre rimettendola dritta e poi, a stento, era arrivata a Londra per finire il suo viaggio a Hylands Park. L'entrata del Taxi su un carro attrezzi è stata divertente. A quel punto si videro 4 paracadutisti che, lanciandosi sull'arena, lasciavano una scia colorata dietro di loro. Una volta atterrati uno di loro diede la bandiera: è stata issata ed il Jamboree è cominciato.
Un breve count down ed ecco i fuochi d'artificio hanno riempito il cielo in mezzo ad uno sventolar di bandiere che colorava la folla. Poi la prima esibizione dei quattro cantautori della canzone del Jamboree e noi tutti li seguivamo leggendone il testo in alto sugli schermi giganti posti in giro per la prateria. In tutto ciò il principe non fece molto, se non leggere gli auguri della regina che ci stava vicino in un evento così bello ed emozionante,... Sul palcoscenico si sono avvicendati il direttore dell'organizzazione del Jamboree, un ormai non così tanto giovane inglese, il capo degli scout inglesi (di cui mi ricordo ancora il nome: Peter Dunant) e vari altri personaggi della WOSM come il Chairman. Credo che più o meno il 10% della folla sia stata ad ascoltarli, il restante 90% era impegnato a scambiarsi storie, avventure ed altro con i vicini (nel nostro caso con un gruppo proveniente dall'Africa). Poi è seguita una piccola parata in cui ragazzi, ognuno con una bandiera diversa, in fila correndo entrarono da tutti i lati per arrivare sul palcoscenico e sui maxischermi vennero fatte vedere tutte le bandiere delle 158 nazioni che erano presenti al Jamboree.
Anche questa è stata una giornata abbastanza lunga e faticosa, perchè stare seduti per varie ore sotto il solo cocente e con un 10.000 che ti alitano dietro, potete ben immaginare che fantastico stimolo avessero le ghiandole sudorifere!!! Il nostro primo pranzo inglese - che la mattina era stato dato dalla cambusa e che noi ci siamo cucinati (quelli che andavano a prendere al mattino alla cambusa dovevano poi anche cucinare il pranzo se necessario) era un "ottimo" panino fatto da due salsicce che non so spiegare, o non voglio spiegare, perchè sono un galantuomo e da due fette di pan carrè, che a contatto con le salsicce prendevano una strana forma, non so se anche loro perchè disgustate o perchè le salsicce le facevano diventare parte di esse. D'altronde siamo in Inghilterra e la loro cucina non è mai stata famosa per la sua bontà. Per fortuna c'erano un pacchetto di patatine e un dolcetto che lasciava pure a desiderare, ma che in confronto a quelli che avremmo mangiato nei giorni successivi era nettare degli dei.
Ritornati al sottocampo i capi ci diedero il tempo per cucinare, e visto che in squadriglia eravamo 9, alcuni potevano gironzolare e fare amicizia con i vicini. Io mi ero messo ai fornelli, ma ho avuto ugualmente modo di fare amicizia con i vicini messicani che mi hanno invitato a prendere sul dito un po' del loro chili. Potete ben immaginarvi la scena: al primo impatto mi è sembrato sostenibile, ma dopo averlo mandato giù e ben spalmato su tutte le pareti della gola ho sentito il fuoco in me. Ho bevuto, anche se inutilmente, ben 5 litri d'acqua, con la speranza che quel fuoco si spegnesse. Purtroppo ho dovuto dire addio alla mia lingua e gola per due giorni. Per vendetta, anche se non mi avevano fatto niente, misi un po' di chili anche nei hamburger dei miei compagni, che avevo cucinato per cena. Non credo di aver sentito mai così tante parolacce in una volta sola... La mia infamata l'ho pagata cara ovviamente, perchè il giorno seguente mi misero il chili nel panino e così iniziò una lotta al chili a cui ci abituammo e ora mi manca un po'...
Dopo pranzo siamo tornati all'arena per il concerto serale che è finito da programma alle 22.45 per permetterci di essere al sottocampo per le 23. Tornati, questa volta in tempo, alle nostre tende ci siamo dati la buona notte, che consisteva sia nel fare la solita preghiera, che con calorosi baci ed abbracci che si danno di solito quando sta per partire. Questa è stata una tradizione che rimasta fino alla fine del campo e che permesso a molti di rubare un bacio a qualche ragazza. Mi sono infilato nella mia tenda insieme ai miei compagni, Eugenio e Giacomo e secondo programma la giornata sarebbe dovuta finire lì, anche se...
P.S. Il giorno dell'arrivo ci hanno dato un piccolo quaderno di caccia del contingente in cui viene riservato un piccolo spazio che si chiama "Time to think" (spunti per la riflessione). Ve ne vorrei scrivere alcuni perchè magari degni di nota o utili per fare una riflessione:
Twenty years from now you will be more disappointed by the things you didn't do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.
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