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Diario del Jamboree del Centenario
(di Condor)


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Sunrise day
Chi avrebbe mai potuto prevedere di passare l'alba del centenario al Jamboree? L'emozione è stata tantissima e l'orgoglio per esserci stato è fortissimo. Il 1° agosto significa l'unità e la forza dello scoutismo, che per cento anni si è fatto conoscere come movimento pacifista e con forti e sani principi. Ricordare il primo campo di Brownsea è stato il momento in cui il mondo ha potuto toccare con mano l'enorme sviluppo che lo scoutismo ha avuto nel mondo da quei 20 giovani ragazzi ai 28 milioni sparsi su tutto il globo. Qella parola che all'unisono hanno urlato tutti gli scout nella propria lingua "pace" deve essere ascoltata. Lo scoutismo lavora per un mondo migliore, per lasciare questo mondo un po' migliore di come l'abbiamo ereditato, perchè un altro mondo, il mondo del Jamboree, sia possibile tutti i giorni e gli scout lo hanno dimostrato.
La sveglia era stata anticipata notevolmente per festeggiare l'alba del centenario, ma nessuno ovviamente si è lamentato di tale cambiamento.
Alle 5 tutti in piedi, molto rapidi a vestirsi e darsi una velocissima lavata. La colazione era al sacco con una brioche, due panini e del formaggio. Ma nessuno pensava al cibo, nessuno parlava, ma tutti erano concentrati sul momento che sarebbero andati a vivere. Ci hanno dato un nuovo fazzolettone tutto giallo con il disegno del "sunrise day" sulla punta. Non abbiamo portato il nostro tricolore, ma la bandiera del WOSM e nemmeno la nostra bandiera: ovunque sventolavano soltanto bandiere viola con il giglio bianco. Erano già le 7 quando ci siamo seduti ai nostri posti nell'arena. Alle 8, quando tutti i sottocampi erano arrivati è iniziata la celebrazione. Le immagini in diretta da Brownsea ci mostravano il capo degli scout inglesi che suonava per tre volte lo stesso corno che Baden-Powell aveva suonato all'inizio del primo campo di cento anni fa. Tutti stanno in piedi ed è arrivato il momento di recitare la propria promessa, ognuno nella propria lingua, ma tutti, allo stesso modo, avevano l'indice, il medio e l'anulare alzati, che significano i tre punti della legge e il pollice che poggia sopra il mignolo perchè il più grande protegge il più piccolo. A conclusione di questa prima fase della cerimonia sono iniziati i fuochi d'artificio, bandiere che correvano sul palco, grandi sfilate, colombe che venivano lasciate libere nel cielo sereno, senza nuvole. I ringraziamenti, gli auguri dei capi della WOSM e poi il pezzo forte della giornata: il nipote di Lord Baden-Powell. Ecco l'erede del nostro fondatore, ormai anche lui anziano, che sale sul palco e ci dice quanto suo nonno sarebbe stato felice di vedere che lo scoutismo avesse fatto un viaggio così lungo. Ci legge una lettera lasciata da suo nonno rivolta a tutti gli scout del mondo. E' un messaggio di pace, di solidarietà, con l'esortazione a guardare al futuro con un sorriso, di non lasciarsi spaventare dal male. Niente è impossibile e gli scout hanno dei princìpi per cui vivere la promessa è da prendere come stile di vita per essere dei buoni cittadini. La vera forza dello scoutismo è la semplicità e solo con questa si può vivere al meglio la nostra promessa. Firmato, il vostro amico Baden.
L'emozione è stata fortissima. Pareva che Baden-Powell avesse scritto realmente una lettera apposta per noi. A dir la verità non so dire se l'avesse scritta apposta per i cento anni, ma di certo era per gli scout, e quelli di ieri non sono certo differenti da quelli di oggi. La stessa promessa ci lega ad una avventura inimmaginabile. 40.000 persone ora si trovavano assieme per fare la promessa, tutti e i 28 milioni di scout l'avevano fatta nella loro nazione: chi al campo, chi ad un ritrovo (come il circo massimo) hanno rinnovato nello stesso giorno, nella stessa mattinata del 1° agosto, in onore del primo campo scout a Brownsea, la loro promessa. Perchè lo scoutismo si lanci alla conquista del prossimo centenario. Lo scoutismo è un movimento sempre giovane, perchè sempre più giovani entrano a far parte e finchè così tanti giovani credono in un altro mondo c'è speranza. Abbiamo cantato la canzone del Jamboree: "...Jambo-Hello, it's a world scout Jamboree...". Tutti in piedi a cantare ed a sventolare la bandiera viola. In occasione del primo agosto avevano tolto tutte le bandiere del Jamboree e avevano messo quelle della WOSM. Tutto era di colore viola per l'occasione.
Finita la canzone i tre soliti conduttori hanno lanciato una sfida, che a me (e credo anche a tutti gli altri) è piaciuta tantissimo: ognuno doveva raccogliere 100 firme diverse sul proprio fazzolettone. Aveva appena aveva finito la frase che tutti iniziarono a srotolare il proprio fazzolettone, tirarono fuori pene, pennarelli o qualunque cosa scrivesse e la gara ha avuto inizio. Io stesso per non avere le stesse firme mi sono mosso da una parte all'altra dell'arena per cercare quelle nazioni che non avevo ancora incontrato. Quelli che si incontravano più spesso erano i giapponesi e gli americani, così, dopo aver già raccolto tre/quattro firme americane ho cercato di evitare gli altri. Era un continuo chiedere e dare autografi. Ognuno scriveva sotto la propria firma la nazione di provenienza. Oggi in quel fazzolettone rivedo più che mai il Jamboree, in quel fazzolettone è veramente racchiuso un mondo.
Finita la cerimonia ognuno è tornato al proprio sottocampo, ma la festa non era di certo ancora finita, anzi ora veniva la parte più particolare della giornata: ogni reparto dove mostrare una pietanza tipica della propria città di provenienza, regione o della nazione. Nel mio sottocampo, il beach, eravamo due reparti italiani e entrambi abbiamo fatto la pasta al sugo. Casa Italia ci aveva fornito pasta e sugo Barilla e qualche salume e formaggio tipico italiano, come la mortadella e del pecorino. Da giorni mangiavamo pasta inglese la sera, che o era dura come un sasso, o scotta più che mai, tanto da sciogliersi prima ancora di poterla gustare. Persa però l'abitudine di cucinare bene la pasta, la maggior parte è venuta scotta, ma tanto gli stranieri di certo non se ne saranno accorti, ma anzi probabilmente gli è piaciuta così. Sono rimasto molto poco a cucinare ed a offrire la nostra pasta, perchè ero troppo curioso provare altre pietanze. La migliore che ho provato è di sicuro un dolcetto olandese molto semplice, ma di una bontà fantastica. Pure i canadesi avevano fatto un dolce da non sottovalutare e i tedeschi sono riusciti a sorprendermi con un dolce, anche loro, veramente squisito (i tedeschi non sanno assolutamente cucinare bene). I cinesi ci hanno fatto provare dei spaghetti scotti affogati in una bevanda tipica, da mangiare con le bacchette: la parte più bella è stato cercare di mangiarne almeno due con le bacchette. I chileni avevano preparato delle tipiche spezie da gustare con una specie di focaccia, gli spagnoli avevano portato un prosciutto da favola, tanto che sono rimasto lì una decina di minuti e ogni volta che il ragazzo tagliava una fetta me la prendevo, lasciando il piatto sempre vuoto. Sono andato via solo perché mi hanno costretto a provare anche altre cose, come la cucina polacca, greca, sudanese, francese, messicana (non contento dell'esperienza precedente),... Ho girato anche per altri sottocampi, perchè la mia voglia frenetica di conoscere nuovi cibi era più forte di ogni altra cosa. Mi sono rifiutato di mangiare i cibi di due nazioni soltanto: Inghilterra e USA. La prima perchè la "gustavo" ogni giorno e l'avrei "gustata" ancora per sette giorni e l'altra perchè era semplicemente il solito panino da fast food. Ad un certo punto mi sono trovato da solo in un sottocampo dove indonesiani da una parte e portoghesi dall'altra mi chiamavano per provare il loro cibo. Era un sogno! Gli indonesiani mi hanno proposto del riso con delle salse mai provate prima e i portoghesi varie salse.
Al mio sottocampo sono tornato che erano le 7 inoltrate con una ragazza, che era venuta con me. L'appuntamento era per le sei, ma nessuno si è arrabbiato del nostro ritardo, anche perchè non c'era nessuna cena da preparare. E' stata un' impresa "squisita" quella di provare specialità e cibi che, probabilmente in alcuni casi, non avrò modo di riprovare. Devo dire che quella giornata nel suo insieme nelle emozioni e nelle gioie che mi ha dato è stata la più bella del campo, ma da un certo punto di vista portava con se una certa malinconia. Mancavano "solo" 6 giorni alla fine del Jamboree. Si sentiva che una volta raggiunto l'apice del jamboree, che era proprio il 1° agosto, si sarebbe andati discendendo verso la sua fine, anche se molto attività fighissima e ci attendevano ancora. Era una sensazione strana e condivisa da molti miei compagni. Certo però non abbiamo lasciato che la depressione vincesse e la sera abbiamo guardato con grande piacere il mini carnevale organizzato dal sottocampo. Il gruppo di Taiwan aveva organizzato un ballo in costume tipico cinese molto caratteristico, gli olandesi facevano stupore con i loro zoccoli in legno, gli arabi con la danza del ventre,... Insomma ognuno mostrava una tradizione dei loro posti. Gli italiani... Ecco gli italiani hanno dato una ricca dimostrazione di quanto fosse vero "Italia = mandolino, spaghetti e Berlusconi". Insomma l'altro reparto si è messo sul palchetto con una canzone in cui si dice un gesto da fare e tutti lo devono fare (e.g. baci, e tutti mandano baci, salutare, tutti salutano,...). Non è stata una performance degna dei costumi italiani, ma per lo meno si sono divertiti più o meno tutti. In ogni caso nessuno aveva la forza, ed io per primo, di andare di nuovo in giro. La pancia era talmente piena, che era difficile fare anche un solo passo e così siamo rimasti a chiacchierare fra noi italiani e con alcuni stranieri. Ci siamo sdraiati a lungo a guardare le stelle, che in città sono così rare da vedere e ognuno diceva poi qualcosa per cui ama e una perchè detesta lo scoutismo. E' stata una serata tranquillissima, a parte per lo stomaco, che aveva parecchio lavoro da svolgere. Dopo la preghiera siamo andati direttamente a letto. Non c'era più nemmeno un briciolo di forza, nemmeno per restare svegli a chiacchierare. Infilati nel sacco a pelo un lungo e pesante sonno ci ha rapiti fino al simpatico e aspettato risveglio dei greci...

Time to Think:
I said to the man who stood at the gate of the year 'Give me a light that I may tread safely into the unknown.' And he replied, 'Go into the darkness and put your hand into the hand of God. That shall be to you better than light and safer than a known way!'
So I went forth and finding the Hand of God
Trod gladly into the night
He led me towards the hills
And the breaking of day in the lone east.
"My happiness depends not on the events I meet, but on the way I meet the events"
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