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Diario del Jamboree del Centenario
(di Condor)


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Un giro nella storia
Il 1° agosto era stato particolarmente eccitante, ma devo dire che il giorno seguente, quello di cui vi voglio raccontare, non è stato privo di emozioni storiche. Il 2 agosto era il giorno del "Gilwell Adventure", un'avventura nella prima base scout del mondo: anche questa è un pezzo di storia dello scoutismo.... ma incominciamo con ordine incominciando dal risveglio...
Il caro e dolce risveglio greco aveva come al solito interrotto il nostro soave sonno e un mio compagno di tenda, Giacomo, irato dell'ennesima interruzione, aveva deciso di uscire e di tirargli il suo zaino. L'ho braccato (è alto 1.85 m e ci sono riuscito solo perchè era ben più assonnato di me), ma me ne sono pentito subito e mi sono ripromesso di non farlo mai più perché, effettivamente, quel solito "Kalimera" stava diventando veramente irritante. Così, al posto di uno zaino, Giacomo ha lanciato tutti gli insulti possibili immaginabili che la lingua italiana metteva a disposizione: li ha insultati, a gran voce, per più di due minuti di fila senza interruzioni. Eugenio ed io lo guardavamo allibiti, lui era diventato rosso e tutte le vene gli si erano ingrossate. Faceva per un certo verso... paura. Riaddormentarsi dopo essersi arrabbiato così tanto era impossibile e così Giacomo ha fatto di tutto perchè anche noi non ci addormentassimo.
Dopo la solita colazione e soliti preparativi ci siamo preparati ad un'attività molto particolare: una visita al Gilwell Park. Perchè è molto particolare il Gilwell Park? Ebbene per chi non lo sapesse (cosa molto lecita) nel Gilwell Park venne costruita e fondata la prima base scout del mondo. Dopo aver fatto un viaggio in pullman di circa una/due orette siamo arrivati al Gilwell Adventure. In bus ci hanno diviso per colore (ogni bus aveva un colore e ovviamente più di un bus aveva lo stesso colore), e ci hanno dato un braccialetto di carta: il nostro era l'arancione. I colori stavano a significare il gruppo di appartenenza (c'erano in tutto tre o quattro gruppi). La nostra prima attività è stata il multy-activity, cioè si poteva fare attività come arrampicata, speleologia, muontain-bike,... Tutto per circa un'ora. Poi ci siamo spostati su un'attività, che non richiedeva nessuno sforzo fisico, ma di udito. Dovevamo fare una visita guidata nella storica base scout di Gilwell Park e la difficoltà consisteva nel riuscire a seguire quello che un anziano americano diceva. Questo signore, grazie ai continui ritardi negli spostamenti in bus dovuti alla pessima organizzazione inglese dei trasferimenti, doveva correre nelle spiegazioni per finire in tempo la visita. Non aveva tempo di fermarsi nei singoli posti, per esempio per fare delle foto, ma parlava mentre camminava e, se si facevano domande, rispondeva con una tale velocità che ti passava la voglia di farle.
Il posto era molto interessante, perchè custodiva piccoli tempi buddisti, ebrei, chiese cattoliche e una piccola moschea islamica. C'era l'impronta di B.P. (che portava come me il 42!!!), c'era un suo busto, la macchina con cui si spostava, un Bufalo (di cui non mi ricordo bene il significato però),... La "corsa" finiva in un tendone, dove venivano mostrati, in sale diverse, filmati sulla storia dello scoutismo. Il primo parlava di B.P. e della fondazione dello scoutismo nei suoi primi anni e nella sala si potevano vedere degli oggetti usati dai primi scout. Nella seconda sala venivano rappresentati sia alle pareti che nel filmato, i Jamboree fino al 1957 (Jamboree del Giubileo dei 50 anni dello scoutismo). Nella terza ed ultima i Jamboree dal 1959 fino a quello del 2003 in Thailandia e veniva data qualche informazione a riguardo dello scoutismo di oggi.
Una breve pausa per mangiare dei panini che, per la prima volta, si potevano definire buoni e poi siamo ripartiti con l'attività successiva. Questa è veramente, ma veramente degna di nota. Dovevano essere radunati tutti gli zaini in una sacca per rimanere più leggeri possibile, senza tenere niente in tasca e senza i maglioni che portavamo addosso (il tempo non era per niente di buon auspicio e il vento tirava abbastanza forte). Non capivamo bene cosa stesse accadendo, ma lentamente a gruppi di 40 ci fecero mettere in fila e al "via" tutti abbiamo iniziato a correre per l'unica via che c'era e che portava all'interno del bosco. Correvamo tutti, chi contento e chi impaurito, ma poco dopo divenne chiaro cosa avremmo dovuto fare. Dovevamo buttarci giù da degli scivoli - e dei capi che controllavano che nessuno si facesse male - saltare dei muri e provare ogni sorta di attrezzo per ogni muscolo del corpo. Era un gigantesco e fighissimo percorso "herbert". Non credo di aver mai visto e ne immaginato che un percorso del genere fosse possibile. Ma la cosa ancora più soddisfacente è che tutti lo facevano, anche quelli o quelle che di solito preferivano non faticare o sporcarsi e non solo fra gli italiani!!! Era una corsa a chi arrivava primo. Ogni attrezzo aveva tre altezze: c'era quello più basso, medio e alto (io andavo in quello medio o se cera troppa gente in quello alto). Anche se i ragazzi erano tanti, tutto scorreva velocemente perchè nessuno si fermava e nessuno inceppava il precorso. E' durato un quarto d'ora, venti minuti (o per lo meno questo è il tempo che mi è sembrato). Alla fine del percorso, bisognava arrampicarsi su una corda e suonare un campanello che stava in cima. Per i più temerari, ci si poteva mettere in costume (in quel momento tirava un vento pazzesco) e ci si poteva buttare giù per uno scivolo d'acqua che terminava in una pozza di fango. L'avrei voluto volentieri provare con dei miei amici, ma era tardi e siamo dovuti passare all'attività successiva (mannaggia all'organizzazione inglese!). Il percorso è stato veramente molto divertente e l'avrei rifatto ancora un centinaio di volte, ma non si poteva e poi il tempo andava peggiorando e cominciavano le prime gocce.
Ripresi gli zaini e indossati i nostri k-way (forniti dalla federazione e che alla fine del campo noi tutti abbiamo scambiato, me compreso) siamo ritornati alla piazza centrale per aspettare il nostro turno per l'attività successiva: sotto la pioggia! Abbiamo aspettato parecchio sotto la pioggia (non si sa bene per quale motivo), finalmente l'ultima attività del giorno. Erano tanti piccoli stand, dove veniva insegnato a fare portafazzolettoni, oppure si poteva usufruire di un pirografo per scrivere sulla cinta, oppure si poteva marchiare a fuoco la cinta con qualche logo del Jamboree o degli scout (anche la mia cinta è stata marchiata). Insomma era una attività rilassante e divertente in cui si potevano imparare tante cosette, durata giusto il tempo perchè smettesse di piovere. Alla fine eravamo tutti contenti di quel che avevamo fatto e dell'avventura nel percorso herbert.
I pullman, al ritorno sono arrivati quasi subito per riportarci al campo. E' stata una giornata molto divertente, anche se faticosa e quindi una doccia è stato il modo migliore per rimettersi. Per la sera era previsto un concerto, al quale Eugenio ed io siamo andati con i nostri amici colombiani. Durante il concerto avevano annunciato che sarebbe venuto Robbie Williams e appena fece il suo ingresso tutta la folla si spostò il più possibile verso il palco. Poi, dopo avermi calpestato e spintonato, si accorsero che era solo una persona molto somigliante e vestita in modo simile. Immagino che molti gli abbiano tirato dei gran insulti, ma il concerto è continuato in gran allegria. I miei amici colombiani si chiamavano Ghiro, Fusto, Pancu, Maria Alehandra, Alexandra, Jose e Elisa (i primi tre sono i loro soprannomi, i loro veri nomi non me li ricordo e l'ultima aveva un genitore italiano, che gli aveva dato questo nome). La serata è stata molto divertente, ma purtroppo il rientro al sottocampo era come al solito per le 22.30 e non essendo possibile uscire di nuovo, con tutte le guardie che giravano, siamo rimasti lì a parlare con alcuni americani.

Time to think:
A woman dreamed she walked into a brand-new shop and, to her surprise, found God behind the counter. "What do you sell here?", she asked. "Everything your heart desires", said God. Hardly daring to believe what she was hearing, the woman decided to ask for the best things a human being could wish for. "I want peace of mind and love and happiness and wisdom and freedom from fear", she said. Then as an afterthought, she added, "Not just for me. For everyone on earth". God smiled, "I think you've got me wrong, my dear", he said. "We don't sell fruits here, only seeds".
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