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Diario del Jamboree del Centenario
(di Condor)


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Viva l'ecologia!
Dopo l'avventura al Gilwell Park bisognava fare un'attività rilassante ed infatti è stata una giornata molto calma quella del 3 agosto. Il programma prevedeva la mattina l'attività "Trash" e il pomeriggio il "Choice Time". Una giornata veramente con i fiocchi, ma partiamo subito dalla mattina.
Ovviamente ci eravamo svegliati con il nostro amatissimo Kalimera, anche se quel giorno non mi ha dato alcun fastidio. Ero di turno a prendere la cambusa e in ogni caso mi sarei dovuto svegliare alle sei. Giacomo ed Eugenio erano meno contenti, ma subivano in pace, perchè ancora troppo stanchi. La mattina alle 6 faceva veramente freddo e la differenza di temperatura in mezz'ora/un'ora era elevatissima. La prima attività, Trash, veniva svolta poco oltre l'Arena e quindi bisognava farsi la solita passeggiata. Ora vi spiego in cosa consiste Trash.
Al campo ogni reparto era stato invitato a fare la raccolta differenziata (da noi riusciva male, perchè dei benemeriti cretini non riuscivano a capire la differenza tra carta e plastica e non riuscivano a vedere che ogni sacco aveva un colore differente!), per sensibilizzare i ragazzi a lasciare questo mondo un po' migliore di così. Intorno a questa iniziativa il Jamboree aveva organizzato un'attività, Trash per l'appunto, in cui veniva data dimostrazione di tutto quello che si può fare con l'immondizia. All'entrata c'era l'insegna del Jamboree tutta sfumata con i colori della pace fatta interamente di tappi di bottiglia di plastica. Poi c'erano biciclette, CD, specchi appesi in modo da fare l'entrata un po' più movimentata. Lì dovevi pescare un tappo - c'erano tre colori diversi per i tappi - su cui era stato segnato un numero: a me è toccato il verde. Poi ci hanno suddiviso in gruppi per colore e numero e nel mio mi sono ritrovato con un inglese, un chileno (Thomas, con cui poi ha fatto grande amicizia e grandi scambi) ed un italiano. Per prima cosa siamo andati allo stand dell'arte in cui ci hanno dato un barile pieno di immondizia, dei CD, una ruota di una bicicletta, tappi, un telo strappato, una corda rovinata, bottiglie di plastica e molti tappi di ferro e di plastica. Fu molto difficile arrivare ad un accordo su cosa farne ed è così che siamo riusciti a fare solo metà di quello che volevamo. A dir la verità noi avevamo una idea iniziale non male, ma chissà perchè ogni volta che iniziavamo, c'era l'italiano che aveva qualcosa da ridire. Quegli altri due, poveracci, subivano questo continuo cambio di idea senza capirne il perché ed io ho rinunciato presto a spiegarglielo. Ho fatto solo da interprete, visto che l'italiano (Francesco) non sapeva assolutamente parlare l'inglese. Dopo di ché ci siamo spostati in un capannone, dove le sedie erano state suddivise per gruppo e numero intorno ad un piccolo telecomando con cui avremmo dovuto fare il Quiz sull'ecologia. Abbiamo risposto correttamente al 75% del Quiz. Non male! I miei compagni di reparto erano riusciti a fare il minimo: 45%.
Poi siamo andati all'attività successiva, in cui però non mi sono più trovato con il mio gruppo, ma con due giapponesi che non parlavano inglese. Però per ogni gruppetto c'era un capo, un IST, e fortuna ha voluto che, nel nostro caso, questa parlasse sia giapponese che tedesco. Dovevamo costruire un ponte per arrivare da un punto ad un altro e questo doveva essere fatto con cassette della frutta e assi di legno. Non dovevamo assolutamente toccare terra con il corpo e ogni volta bisognava spostare una cassa in avanti, metter un'asse, andare avanti e così via. In tutto si usavano tre casse della frutta e due assi di legno, che si spostavano sempre. Arrivati al punto d'arrivo bisognava costruire una catapulta con quelle stesse assi e casse facendo in modo che la palla che lanciavamo centrasse un canestro per 5 volte. Appurai in quel modo che i giapponesi, o meglio quei giapponesi, non capivano assolutamente niente di pioneristica (mi sono dimenticato di dirvi che ce l'avevo a morte con i giapponesi, perchè il loro contingente era stato sponsorizzato da McDonald e quindi sullo zaino, sul troll - perchè non erano venuti con gli zainoni - e su tutta la roba datagli dal contingente si vedeva questa scritta McDonald!!!). Così mi sono ingegnato un po', ma la situazione non è migliorata molto perchè il vento, nel frattempo, si era alzato e il supertele come è noto risponde bene al vento! Alla fine comunque il canestro l'abbiamo centrato e siamo tornati nello stesso modo in cui eravamo venuti.
L'ultima attività era la musica. Dovevamo fare musica con degli scarti: marmitte, barattoli, taniche, carrelli,... Tre persone stavano su un palco e dirigevano ognuno una parte: ne è venuta fuori una gran figata. La musica era veramente fortissima e quello che si sentiva maggiormente erano le percussioni composte da taniche molto grandi su cui si martellava con dei bastoni di legno duri. Veramente divertente!.
Nella pausa abbiamo mangiato il succoso pranzo, che io stesso avevo cucinato insieme agli altri tre cambusieri: pan carré con bacon. Il bacon si cucinava male, non so bene per quale assurdo motivo, ma rimaneva sempre uguale. Dopo la siesta ci aspettava la nostra ben amata Choice Time e questa volta è stato Eugenio ad accompagnarmi allo scout shop. Purtroppo nel giro di così pochi giorni, più o meno tutto era stato venduto e soli pochi prodotti "belli" (belli è una parola grossa) erano rimasti in commercio. Il problema vero però era che avevamo ciondolato parecchio e dovevamo sbrigarci per rientrare al sottocampo, e la coda sarebbe durata come minimo ancora un'ora. Così abbiamo fatto la solita furbata all'italiana. Abbiamo chiesto ad alcuni Italiani, che erano già arrivati in cima alla coda di dare anche le nostre ordinazioni. Eugenio l'ha chiesto ad una che stava lì fissa al Jamboree ed io a dei ragazzi italiani che erano venuti un giorno in visita e che andavano di corsa tant'è che ho rischiato di far loro perdere il pullman per tornare a Londra.
La sera il sottocampo aveva organizzato un gioco molto divertente. Ogni reparto aveva un cartellone con cento numeri e dei numerini in carta plastificata con tutti i numeri da 1 a 100. Bisognava correre in giro per il sottocampo ed in alcuni casi addirittura in giro per il campo, per cercare un capo che avesse quel numero e ti facesse fare una prova. Una volta svolta la prova ti dava lo sticker del numero, da attaccare sul cartellone. Il gioco è durato tutta la serata ed è stato veramente ben fatto. Io sono riuscito a fare un solo numero, perchè insieme ad una ragazza dovevamo fare la cartina del campo e dovevamo scrivere pace in ogni lingua presente nel sottocampo e disegnare le loro bandiere. Un lavoraccio, ma alla fine divertente! Siamo arrivati secondi, perchè il ragazzo che aveva preso il cartellone per portarlo ai capi del sottocampo aveva sbagliato e l'aveva portato all'Arena, quando i capi stavano a circa 100 metri da noi. Eppure era sicuro di sapere dove andare!!! Così i nostri ben amati Greci ebbero tutto il tempo per portare il loro cartellone finito ai capi. Non abbiamo picchiato il ragazzo (Luigi) per pura pietà...
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