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Progetto Educativo di Gruppo
I. IL GRUPPO
I.1 STORIA E IDENTITÀ - TERRITORIO
Il nostro Gruppo, che opera da più di sessant'anni all'interno della scuola Pio IX, non ha mai posseduto un territorio ed un bacino di utenza definiti, proprio perché non ha sede in una parrocchia, e le sue principali fonti di ingresso risultano essere la scuola, le famiglie stesse dei ragazzi e gli ex scout del Gruppo e i loro amici. Pertanto le caratteristiche del nostro Gruppo possono essere così riassunte:
  • provenienza sociale variegata;
  • genitori entrambi lavoratori e tendenzialmente portati a far svolgere attività extra-scolastiche ai figli;
  • famiglie non sempre consapevoli della valenza educativa dello scoutismo, posto sullo stesso piano delle altre attività extra-scolastiche;
  • assenza e scarso impegno formativo da parte di alcuni genitori, sicché i capi sono spesso gli unici a trasmettere valori ai ragazzi e soprattutto a porre loro seriamente il problema religioso;
  • sostanziale aterritorialità.
Il Roma 131 si trova al momento ad affrontare sostanzialmente il problema dello scarso numero di esploratori/guide dovuto al calo del numero dei lupetti negli anni precedenti e alla conseguente chiusura di un branco. Rispetto al passato, però, l’ingresso di nuovi cuccioli, anche dalla Scuola Pio IX, è ora divenuto abbastanza regolare e permette di puntare concretamente alla riapertura del secondo branco.
I.2 UTENZA
Il rapporto maschi/femmine, pari a 3/1, pur conforme allo standard storico del gruppo, è particolarmente problematico in branca E/G a causa delle piccole dimensioni dell’unità. Tra gli appartenenti al nostro Gruppo sono pochi i figli unici e alcune famiglie hanno più figli scout divisi tra le diverse branche. I ragazzi mostrano di essere poco fantasiosi e autonomi, legati principalmente a schemi di gioco e di vita precostituiti. Negli ultimi anni si sono inoltre presentati regolarmente casi di ragazzi portatori di handicap più o meno gravi, che hanno cominciato attività scout, incontrando spesso difficoltà non legate soltanto all'impreparazione dei capi, ma anche al metodo stesso, che naturalmente non è onnicomprensivo. La Co.Ca. e le singole pattuglie insieme ai genitori degli stessi ragazzi interessati sono perciò coscienti del carattere talvolta temporaneo e comunque complementare dell'esperienza scout che potrà vivere il portatore di handicap.
I.3 IL PIO IX
Sono stati riannodati i rapporti con la Congregazione dei Fratelli di N. Signora della Misericordia e con la Scuola Pio IX che ci ospitano, anche grazie a un A.E. molto presente in Gruppo nonché ai contatti personali di molti capi. Sebbene lo scarso numero dei Fratelli non assicura per il momento un ricambio degli Assistenti, la strada intrapresa per garantire una costruttiva collaborazione con la Congregazione e con i Fratelli deve essere senz’altro proseguita.
I.4 ESIGENZE ED OBIETTIVI COMUNI
Da quanto fin sopra detto, si possono evincere le seguenti esigenze del Gruppo:
  1. Propaganda:
    1. nei confronti degli alunni e delle famiglie del Pio IX andrà realizzata con i seguenti mezzi:
      • presenza costante e regolarmente variata di manifesti affissi nell'atrio del Pio IX volti a segnalare la nostra presenza nella scuola,
      • interventi nelle classi all'inizio dell'anno scolastico con modalità (filmati, powerpoint, ecc.) volte a stimolare la fantasia dei ragazzi,
      • presentazione del Gruppo alle famiglie della scuola in occasione delle riunioni di inizio anno dedicate alle attività parascolastiche,
      • momenti di gioco e di festa per i bambini delle elementari da realizzarsi in primavera con la partecipazione del Branco e di altre unità interessate;
    2. sul territorio circostante si potrà intervenire facendo leva sui nostri stessi ragazzi, e in particolare sugli esplorati e le guide, come segue:
      • incoraggiandoli a diffondere notizie sul Gruppo scout nelle scuole da loro frequentate,
      • svolgendo con loro volantinaggio nelle strade e presso i negozi anche all'interno dell'ansa del Tevere.

  2. Territorio: a fronte della aterritorialità del nostro Gruppo, che come tale va mantenuta, è tuttavia importante conoscere e intrecciare rapporti con quel territorio nel quale viviamo, anche al di là dello scarso successo delle iniziative intraprese nei confronti delle parrocchie limitrofe. In particolare la conoscenza e l'eventuale collaborazione con parroci di importanti chiese del centro storico (per esempio S. Maria del Popolo) potrà essere utilizzata sia a fini di propaganda sia per favorire la rinascita dello scoutismo in una zona coma l'ansa del Tevere in cui è oggi completamente assente.

  3. Famiglie: curare costantemente i rapporti con le famiglie, anche nella branca R/S, tenendo conto dello scarso dialogo genitori-figli, non solo allo scopo di acquistare fiducia ma soprattutto per chiarire scopi e funzioni dello scoutismo e delle attività proposte ai ragazzi attraverso riunioni programmate di unità, incontri personali capi-genitori e attività specifiche di Gruppo (Festa degli Auguri, Domenica delle Palme, Festa delle famiglie).

  4. Fede e catechesi: curare la testimonianza della fede cristiana anche al di là della presenza dell’Assistente, garantendo programmi di catechesi coerenti e costantemente realizzati.

  5. Educazione alle scelte:
    1. curare la testimonianza dei valori scout e cristiani, tenendo conto delle molteplici sollecitazioni a cui i ragazzi di oggi sono sottoposti, spesso improntate a modelli molto diversi da quelli scout;
    2. rivalutare attraverso un attento riesame degli scritti di B.P. quei valori attualmente "fuori moda", trovando la chiave per riproporli ai ragazzi anche con nuove modalità;
    3. puntare ai valori della legalità, dell’essenzialità e dello stile, proponendo ai nostri ragazzi stili di vita alternativi anche attraverso attività "forti";
    4. puntare alla cura e al rispetto delle cose, a partire dalla sede;
    5. tenere costantemente alto l'entusiasmo dei ragazzi, che dovranno sentire di vivere in una grande avventura, guidati da capi capaci di correggerli, ma anche di incoraggiarli, disponibili al dialogo, al gioco e alla scoperta dei lati positivi di ciascuno.

  6. Identità: è importante attuare un recupero delle tradizioni dell'intero Gruppo, attraverso attività che coinvolgano i vecchi scout che continuano ad essere in contatto con noi.

  7. Unitarietà:
    1. prevedere un cammino di progressione unitaria dei ragazzi (non solo in considerazione dei problemi posti dalla presenza di portatori di handicap), che consenta un cammino coerente dalla branca L/C alla branca R/S;
    2. coordinare le attività delle diverse branche tenendo presenti le possibili difficoltà delle famiglie con figli in piú di un'unità.

  8. Apertura al mondo e internazionalità: valorizzare la presenza dei ragazzi agli eventi nazionali e internazionali come momenti di progressione personale. In particolare la partecipazione al Jamboree, che riguarderà esploratori e guide interamente spesate dal Gruppo, dovrà essere preparata nell'arco dell'intero quadriennio e costituire il punto di arrivo di un cammino che porti al coinvolgimento dell'intera unità e premi l'interesse e l'impegno dei ragazzi più motivati.

  9. Gioco: puntare allo strumento del gioco, e in particolare del gioco di squadra, come primo mezzo di socializzazione e di attenzione all'altro, facendo riscoprire ai ragazzi il gusto di stare insieme e di vivere anche le esperienze serie della vita in modo sereno e in collaborazione con gli altri.
II. I CAPI E LA COMUNITÀ CAPI
In questi ultimi anni la Co.Ca. ha mantenuto una fisionomia sostanzialmente stabile, con ingressi e uscite sostanzialmente regolari; il rapporto maschi/femmine è sensibilmente migliorato fino a raggiungere quasi la parità e ad assicurare la diarchia in tutte le pattuglie. La Formazione capi è proceduta in modo regolare. Si è molto lavorato sul tirocinio, dando rilievo alla figura del tutor, il che ha permesso un inserimento graduale dei capi giovani nella vita di Co.Ca. e nelle pattuglie, con progressiva assunzione delle responsabilità. La Co.Ca. ha risposto in questi anni alle esigenze di chiarire il ruolo della Co.Ca., di raggiungere un senso di corresponsabilità tra le pattuglie e di ottenere una buona partecipazione.
Restano invece ancora aperti i seguenti problemi: una certa dispersione durante le riunioni, la difficoltà a reperire Capigruppo maschili, la necessità di rafforzare l’unitarietà della proposta educativa con particolare riguardo alla Progressione Personale, la difficoltà di garantire la crescita armoniosa della Co.Ca. nel suo insieme.
Pertanto gli obiettivi fondamentali risultano essere i seguenti:
  1. maggiore comunità all'interno della Co.Ca., da realizzare attraverso:
    1. un pernotto di programmazione a inizio anno e un secondo a metà anno,
    2. la realizzazione di attività formative,
    3. una migliore organizzazione delle riunioni di Co.Ca.,
    4. la presentazione puntuale dei Progetti del Capo secondo le modalità ormai consolidate;
  2. contatto costante fra pattuglie e CapiGruppo;
  3. attenzione al tirocinio dei capi giovani e regolarità della Formazione Capi, come è ormai abitudine del Gruppo;
  4. continuità nell’accurata programmazione di pattuglie stabili, diarchiche, equilibrate per età ed esperienza, in grado di garantire la progettualità e la gradualità nell'assunzione delle responsabilità, permettendo anche una rotazione nei ruoli e nell’assunzione di responsabilità.
III. LE UNITA'
III.1 LA BRANCA L/C
Rispetto al passato, il numero dei bambini risulta aumentato negli ultimi anni e le diverse fasce d’età sono meglio ripartite. Le presenze sono generalmente buone, ma calano, soprattutto alle cacce nel mese di naggio, in occasione delle prime Comunioni. In considerazione di ciò, come anche dei problemi relativi all'utenza più sopra evidenziati, si possono enucleare i seguenti obiettivi particolari:
  1. valorizzare lo strumento del C.d.A. al fine di responsabilizzare i più grandi e di rispondere alle loro diverse esigenze nell'ultimo anno di branco;
  2. mantenere alta l’attenzione alla P.P. e alle specialità.
III.2 LA BRANCA E/G
Particolarmente carente risultano in branca E/G il numero delle guide e la suddivisione per età; molti sono infatti i piccoli, a fronte di un gruppo di grandi poco numeroso. Anche grazie alla comune provenienza dalla stessa scuola e classe, i ragazzi costruiscono tra loro rapporti di amicizia che vanno anche al di là della partecipazione alle attività scout. Assai migliorata negli ultimio tempi appare la coscienza delle tradizioni di squadriglia, di reparto e di Gruppo, sebbene non sempre si traduca in attenzione e cura per il materiale presente negli angoli e nella sede. Non è stato ancora raggiunto un buon equilibro tra attività scout e attività extra-scolastiche con conseguenze sulla puntualità e sulla presenza alle riunioni e talora ai pernottamenti. Pertanto, alla luce di quanto fin qui esposto, si possono evidenziare i seguenti obiettivi propri della branca:
  1. curare le attività dell'Alta squadriglia per responsabilizzare i più grandi e garantire un efficace trapasso nozioni ai più giovani;
  2. recuperare, attraverso attività specifiche e di Gruppo, la storia e le tradizioni di Gruppo e di squadriglia;
  3. favorire la creazione di un forte spirito di squadriglia;
  4. mantenere alta l'attenzione sulle specialità e sulle competenze.
III.3 LA BRANCA R/S
La Branca R/S è numericamente adeguata e ben assortita nelle sue componenti per età e sesso. Il buon funzionamento della branca e il conseguente entusiasmo dei ragazzi favoriscono l'ingresso di nuovi rover e scolte di provenienza extra-associativa o comunque esterna al gruppo nonché il ritorno di scout precedentemente fuoriusciti dal Gruppo (anche se tali ingressi non sempre risultano duraturi). Un certo numero di abbandoni nell'arco della vita rover è da considerarsi fisiologico, ma sebbene il Noviziato abbia appunto lo scopo di permettere al ragazzo di sperimentare e quindi scegliere di vivere la proposta R/S, tuttavia la decisione non sempre viene presa nel corso del Noviziato o, meglio, nel passaggio dal Noviziato al Clan, ma spesso durante il primo anno di Clan.
I nostri ragazzi appartengono generalmente a un ceto medio o medio-alto, frequentano senza eccezioni la scuola superiore o l'università, anche se qualcuno occasionalmente svolge qualche lavoretto. In conseguenza, la partecipazione alle attività del Noviziato e del Clan risulta spesso condizionata dalle esigenze scolastiche o (in netta minoranza) universitarie, ma anche dalle abitudini familiari (vacanze lunghe, gite nel fine settimana, ecc.). I rover e le scolte possiedono coscienza dell'unitarietà della proposta R/S e dell'appartenenza del Noviziato e del Clan a un'unica comunità, che si manifesta con campi e route insieme, anche se nel corso dell'anno non sempre si realizzano attività parallele o comuni progettate e realizzate in modo condiviso dai ragazzi.
Mentre i ragazzi svolgono in modo regolare servizio associativo, peraltro più o meno regolarmente verificato con le pattuglie, l'individuazione di servizi extra-associativi educativamente validi e la stessa partecipazione dei rover e delle scolte risultano assai più problematiche: da un lato il territorio circostante non mostra di offrire occasioni adeguate per continuità, orari, presenza di responsabili; dall'altro non sempre la proposta è accolta con la necessaria disponibilità.
La costante presenza e partecipazione alle attività dell'Assistente Ecclesiastico in Noviziato e in Clan dimostra di rispondere proficuamente a una necessità dei ragazzi, che abitualmente prima di entrare in branca R/S non hanno approfondito il loro rapporto con la fede e dimostrano idee superficiali e/o confuse. I capi dispongono di una buona formazione metodologica e di consolidata esperienza e nella direzione del Clan e del Noviziato lavorano in stretta armonia, sia pure con maggiori o minori difficoltà organizzative.
Sembra quindi necessario evidenziare i seguenti obiettivi:
  1. salvaguardare il patrimonio di metodo ed esperienza e la composizione "diarchica" della pattuglia per conservare alto l'interesse dei ragazzi;
  2. conservare la visione unitaria della branca R/S in pattuglia e in attività;
  3. riselezionare le destinazioni dei servizi extra-associativi, considerando il "tipo" di servizio richiesto e la verificabilità dell’esperienza (presenza di un referente identificabile da parte dei Capi Clan).
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